Come frodare il fisco sulle plusvalenze delle criptovalute?

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Ci sono numerosi criptotrader alla ricerca di soluzioni per non dichiarare al fisco le plusvalenze realizzate sulle criptovalute. Ovviamente è una frode ed è vietata al 100%. E rischiate grosso. Molto più di quanto immaginiate.
frodare cryptovaluta

Soluzione 1: non dichiarare nulla sulla dichiarazione dei redditi



Si tratta della soluzione più semplice e più rischiosa dato che persino il vostro banchiere può denunciarvi. Per non parlare degli amici invidiosi.
Dovete sapere che alcune banche già danno la caccia ai criptotrader. Qualunque bonifico verso una piattaforma di acquisto di criptovalute è rilevato dalla vostra banca e le informazioni sono immediatamente trasferite all’Agenzia delle entrate.

Soluzione 2: bonifico verso un conto offshore



Dato che le operazioni in criptovalute possono presentare forma anonima, alcuni criptotrader hanno avuto la bella idea di aprire un conto all’estero dove depositano le plusvalenze realizzate. L’idea è quella di non trasferire le plusvalenze sul conto bancario originale in Italia.

Soluzione semplice ma doppiamente rischiosa: nascondete le vostre plusvalenze e non dichiarate un conto offshore.

Soluzione 3: le carte bancarie in Bitcoin e criptovalute



Il fatto di utilizzare le plusvalenze per effettuare acquisti con una carta bancaria non le rende meno imponibili. Il criptotrader rischia infatti di migliorare sensibilmente il suo tenore di vita e di farsi “beccare”. Il fisco ha occhi ovunque: se siete nullatenenti ma girate in Porsche, prima o poi vi coglieranno con le mani nel sacco.
Questa soluzione viene in genere utilizzata per “piccole” frodi. I criptotrader utilizzano la carta (non dichiarata) per piccoli acquisti quotidiani.
Ma in caso di controllo del fisco, verranno trovate sicuramente delle operazioni effettuate su questa carta e la frode sarà facilmente smascherata.


Conclusione su queste tre soluzioni fraudolente



Le tre soluzioni illustrate in precedenza non hanno nulla di illegale, fintanto che tutto viene dichiarato al fisco. Con questo voglio dire che non è vietato aprire un conto offshore se lo avete dichiarato all’Agenzia delle entrate o utilizzare una carta e spendere le plusvalenze realizzate sulle criptovalute se avete informato il fisco delle stesse.
Ma...
EVITATE DI FARE I FURBI e non cercate di ingannare il fisco! Se un giorno sarete sottoposti a un accertamento, la guardia di finanza passerà al vaglio tutte le operazioni passate, su tutte le piattaforme di scambio di criptovalute, tutti i vostri conti, tutte le vostre carte. E quando non sarete in grado di giustificare una semplice operazione, la cartella esattoriale sarà salatissima. E allora ci sarà davvero da piangere. Non sto scherzando! Poco importa la somma non dichiarata (10€, 10.000€ o 1.000.000€) al fisco. Quest’ultimo applicherà una multa pari a 10 volte l’importo non dichiarato. In tal caso il criptotrader ha due soluzioni disponibili: pagare o trovare la prova di tutte le operazioni. In bocca al lupo! Non è più la guardia di finanza a dover correre dietro a prove e documenti giustificativi. È il criptotrader a doverlo fare.

L’unica soluzione non assimilabile a una frode: lasciare l’Italia



Le plusvalenze sulle criptovalute si realizzano quando riconvertite i vostri importi in euro. Pertanto, non commettete alcuna frode se dichiarate le plusvalenze sulle criptovalute soltanto il giorno in cui avete deciso di andarvene.
Ovviamente, si tratta di prendere in giro l’Italia, dato che le plusvalenze sono state generate quando eravate residenti sul territorio nazionale. Tuttavia, se le plusvalenze sono imponibili soltanto dal giorno in cui vengono riconvertite in euro, non vedo dove sia il problema. NB: da confermare. Poiché il fisco italiano è capace di cambiare le carte in tavola da un giorno all’altro.
Questa soluzione implica di restare posizionati a lungo sulle criptovalute. Non è possibile prelevare alcun importo in euro quando si risiede nel territorio nazionale. In caso contrario, si dovranno pagare le imposte. Il criptotrader è pertanto un multimilionario “latente” fino al giorno in cui si trasferirà all’estero e deciderà di riconvertire la propria fortuna. Ma è difficile resistere alla tentazione con tutti questi milioni “sotto il materasso” che non si possono spendere.
Anche questa soluzione implica di lasciare l’Italia e tutti i suoi servizi (che paghiamo). Quindi riflettete bene prima di fiondarvi fuori dai confini nazionali. E fatelo se davvero avete realizzato plusvalenze di tutto rispetto.

Immaginiamo che avete realizzato 1.000.000€ di plusvalenze sulle criptovalute. Due sono le soluzioni disponibili:

1/ Restare in Italia e incassare circa 500.000€
2/ Andare all’estero con 1.000.000€, a condizione che il paese in cui vi trasferiate non applichi imposte su tali plusvalenze.
Si tratta di una scelta complessa. Con 1 milione di plusvalenze, non mi sorprenderebbe se la maggior parte degli italiani scegliesse la soluzione 1. Ma se le plusvalenze ammontassero a 10 milioni? Voi cosa fareste? Scegliereste la soluzione 2?
NB: 1 milione di euro è più che sufficiente per vivere a lungo in Tailandia. Ma per altri paesi serve un gruzzolo più consistente.



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